Valutazione d’azienda

La valutazione d’azienda è utile quando ci si domanda

Quanto vale la mia azienda?

Il valore dell’azienda è un’informazione molto importante per l’imprenditore perché consente di conoscere 

solidità, floridità e stato di salute

Questa informazione si cerca nella maggior parte dei casi quando l’imprenditore decide di cedere o vendere l’attività, o al contrario, quando vuole acquistare altre imprese.

In questo caso, può essere utile quando si decide di acquistare un’azienda “all’asta”.

Valore economico del turismo

Valore economico del turismo, 2 numeri per quantificarlo: 195,99 miliardi di euro generati e 12,7% del PIL complessivo italiano.

Sono due numeri che indicano quanto il settore del turismo sia segmento trainante dell’economia complessiva.In occasione della BIT – Borsa internazionale del turismo di Milano, lo scorso febbraio 2019, è stato presentato il XXII Rapporto sul Turismo italiano, curato da CNR- IRISS (Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Il valore economico del turismoRicerche). Dal rapporto è emerso che il settore del turismo è in crescita nel 2019 di circa il 4%.

Il consuntivo 2018 si assesta tra i 425 e 430 milioni di presenze, dopo i successi del 2017 (400,6 milioni di presenze).
Se si tiene conto degli effetti indotti, il volume d’affari del settore turistico nel 2017 è stato di ca. 108,2 miliardi (+ 5%), vale a dire il 7% di quello prodotto complessivamente in Italia. L’occupazione ha raggiunto la soglia di ca. 3,5 milioni di unità, il 13,9% del totale nazionale. 

Non ultimo, andando a considerare il comparto del turismo allargato, quindi aggiungendo ai dati sul valore economico del turismo quelli che riguardano i consumi dei turisti, le spese e gli investimenti delle aziende e delle amministrazioni centrali e territoriali, il valore economico del turismo raggiunge la quota di circa 195,99 miliardi di euro andando ad incidere per il 12,7% sul Pil complessivo nazionale.

Dato pure rilevante è che nel 2017 per la prima volta in Italia le presenze dei turisti stranieri (210.658.786) hanno superato quelle degli italiani (209.970.369), con gli arrivi al + 5,3% e le presenze al + 4,4%.

Un’istantanea straordinaria, si potrebbe dire. Non fosse che tanti e tali dati si compongono, per ben il 54,3%, da economie generate esclusivamente in 5 regioni, tutte del Centro – Nord: Lombardia, Lazio, Toscana, Veneto, Emilia Romagna. La Lombardia detiene il primato nazionale con un fatturato di ca. 11 miliardi di euro (13,6%). Il Lazio è al secondo posto con ca. 9,2 miliardi di euro (11,4%). In Toscana si arriva a 9,1 miliardi (11,3%). In Veneto siamo a quota 8,3 miliardi (11,3%), mentre in Emilia Romagna a quota 6,1 miliardi (10,2%). Il numero di arrivi dei visitatori stranieri è cresciuto nel periodo 2016- 2017, in particolare in 5 città d’arte: Venezia (86,5%), Firenze (73,9%), Roma (70,1%), Milano (64,9%), Verona (57,5%).

I dati rilevati, dunque, rispecchiano le stime provvisorie Istat del primo trimestre 2018, secondo cui le strutture ricettive ufficiali in Italia registravano 19,4 milioni di arrivi e oltre 56 milioni di presenze complessive, con un incremento rispetto allo stesso periodo del 2017 rispettivamente del 4,5% e del 3,9%. Come pure, si allineano agli studi di Banca d’Italia, che nel periodo gennaio- aprile 2018 registravano un aumento della spesa dei turisti stranieri del 4%, pari a ca. 9 miliardi di euro.

Notevole anche la crescita esponenziale della filiera dei b&b rispetto alle strutture alberghiere tradizionali. I dati pubblicati sul Rapporto del CNR- IRISS (Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche), indicano che nel periodo 2002- 2017 la filiera dei B&B è cresciuta “del 688,4% in termini di numero di unità e dell’816,7% in termini di posti letto”.
Il portale “Airbnb”, per es., ad agosto 2018 registrava “uno sviluppo che negli ultimi 2 anni è avvenuto
ad un tasso medio del 51%, non riscontrabile in nessun altro comparto”. 

Click qui per scoprire le maggiori forme di turismo praticate in Italia.

Assumere dipendenti: gli aiuti alle imprese ci sono

Assumere dipendenti è di fatto un aspetto essenziale per la vita di un’impresa. Sono molti gli strumenti disponibili per farlo senza dover sostenere costi eccessivamente onerosi.

Oggi, considerate le difficoltà economiche in cui versano la maggioranza delle PMI italiane assumere dipendenti, Assumere dipendentioltre che burocraticamente complesso, è oneroso e difficile da mettere in atto.

In questo modo, però, si genera uno stato di fatto che somiglia ad un cane che si morde la coda: per lavorare l’impresa ha bisogno di dipendenti ma assumere dipendenti costa troppo rispetto alle capacità economiche che quello stesso lavoro creerebbe nelle casse dell’impresa. Così, si crea uno stato di impossibilità nel decidere di lavorare per crescere in quanto antieconomico. 

In effetti, però, sono numerosi gli strumenti per assumere dipendenti godendo di vantaggi, anche significativi!

In effetti esistono degli strumenti cui le imprese possono fare ricorso. E’ possibile cercarli, e trovarli, fra le opzioni messe a disposizione dagli enti pubblici (progetti che prevedono periodi di tirocinio o formazione in azienda, ad esempio) o tramite incentivi o sgravi fiscali dedicati a chi assume a vario titolo dipendenti o collaboratori appartenenti a categorie particolari o con requisiti particolari.

In molti casi, l’aiuto è rivolto non direttamente all’azienda bensì al lavoratore stesso, (parliamo sostanzialmente dei casi in cui è l’ente pubblico a riconoscere un’indennità al lavoratore) con la conseguenza che l’impresa può dotarsi di una risorsa umana senza dover sostenere costi direttamente.

In linea generale, i sostegni sono rivolti alle aziende che decidono di assumere dipendenti
– appartenenti alle categorie protette;
– in situazione di forte svantaggio economico personale o familiare:
– in situazione di potenziale esclusione del mondo del lavoro.

E’ stato elaborato un elenco con quelle che sono le maggiori opportunità disponibili allo stato attuale e segnaliamo che un team di consulenti esperti nel settore selezionato fra i professionisti che partecipano al Centro studi economici e finanziari, è a disposizione per
chiarimenti
supporto, ove di utilità, nella valutazione
avvio del percorso di assunzione

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GDPR: privacy e trattamento dei dati personali

GDPR è l’acronimo di General Data Protection Regulation. In italiano è stato tradotto con ” Regolamento generale sulla protezione dei dati “.

Si tratta del Regolamento europeo n. 2016/679 che disciplina la “protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati”.

Per quanto riguarda il trattamento dei dati sensibili personali, il Regolamento, in estrema sintesi, contiene:

  1. quali sono i dati sensibili;
  2. come possono essere utilizzati i dati sensibili;
  3. chi può utilizzare i dati sensibili raccolti;
  4. quali sono i metodi e gli approcci generali per la gestione dei dati sensibili;
  5. quali sono le figure professionali coinvolte;
  6. come i dati sensibili possono essere trasferiti all’estero;
  7. quali sono le eventuali sanzioni cui si va incontro.

Il GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati è idealmente diviso in due grandi filoni.
Uno rivolto alle persone fisiche i cui dati sono raccolti ed utilizzati.
L’altro rivolto a chi raccoglie ed utilizza i dati personali delle persone fisiche quindi imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni.

Il Regolamento è entrato in vigore lo scorso 25 maggio 2018 in maniera diretta (senza la necessità di decreti attuativi degli Stati) e ai Governi interni è lasciata esclusivamente la possibilità di emanare circolari volte ad armonizzare i dettami europei con le leggi nazionali.

Con il GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati tutte le normative in vigore all’interno degli Stati membri dell’Unione europea compresa l’Italia hanno lasciato il passo al nuovo regolamento europeo.
In Italia la norma principale in vigore fino all’introduzione del GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati era il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in vigore dal 1º gennaio 2004, conosciuto anche sotto la denominazione “codice della privacy”.

Di seguito il link al testo in lingua italiana del GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati pubblicato sul sito istituzionale
REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (Testo rilevante ai fini del SEE)

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Carta di Pescara per Europa 2020

La Carta di Pescara è un patto fra l’ente Regione Abruzzo e le sue imprese in cui l’Istituzione si impegna a creare una rete fra le aziende per creare uno strumento che le supporti conseguimento di sviluppo collettivo tramite la crescita delle singole imprese in un’ottica di piena espansione, innovatività e sostenibilità.
La sottoscrizione della Carta di Pescara è arrivata a conclusione di un percorso condiviso fra la Regione Abruzzo e le imprese che insistono sul suo territorio tramite il supporto e la collaborazione di università, enti di ricerca, associazioni di categoria e sindacati.

Il patto è costituito da numerosi strumenti concreti che l’associazione Insieme nella libertà ha pubblicato sul proprio sito web. Click qui per leggere l’elenco e le ricadute dei vantaggi previsti dalla Carta di Pescara.

Carta di PescaraDi seguito un approfondimento sulla Carta di Pescara, il patto siglato fra la Regione Abruzzo e le sue imprese.

I principi e le colonne portanti della Carta di Pescara sono quelli dettati e stimolati dall’UE con particolare riferimento alla Strategia Europa 2020. Tale fondamento consente, oltre alla piena realizzazione dello sviluppo delle imprese (PM e grandi imprese) aderenti in termini “assoluti”, anche la possibilità di crescere in maniera strutturata, controllata ed in linea sistemica con gli orientamenti ed i dettami, sempre più stringenti, provenienti dell’Europa.
Parola chiave all’interno della Carta di Pescara è sostenibilità. In particolare:
sostenibilità ambientale, intesa come la capacità di preservare nel tempo le tre funzioni dell’ambiente: fornitore di risorse, ricettore di rifiuti e fonte diretta di utilità;
sostenibilità economica, intesa come la capacità di un sistema economico di generare una crescita duratura degli indicatori economici, in particolare del reddito e dell’occupazione;
sostenibilità sociale, intesa come la capacità di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione) equamente distribuite per classi e per genere e di promuovere l’inclusione sociale.
Pur essendo un patto dove la Regione Abruzzo si assume un impegno certo, definito e determinato, nei confronti delle imprese abruzzesi, la Carta di Pescara resta un documento aperto che nel corso del tempo sarà adeguato alle costanti evoluzioni del mercato, del territorio, delle esigenze. Per farlo, oltre all’implementazione delle conoscenze scientifiche, è stato istituito il Comitato di Pilotaggio e dei Tavoli di lavoro permanenti su “Energia e gestione degli impatti ambientali” e “Ricerca, trasferimento tecnologico, innovazione e capitale umano”.
Con la carta di Pescara, inoltre, sono stati istituiti il Premio annuale e la Fiera biennale dell’Industria Sostenibile per comunicare all’opinione pubblica quanti hanno scelto con decisione la strada di uno sviluppo del territorio connotato dai principi della sostenibilità.
L’adesione alla Carta di Pescara è condizionata ad alcune caratteristiche fondamentali che sono elencate al presente link.

Il Comitato di pilotaggio della Carta di Pescara sottoscritta fra la Regione Abruzzo e le imprese abruzzesi con il supporto e la collaborazione di università, enti di ricerca, associazioni di categoria e sindacati.

Presidente
Cristina Gerardis, Direttore Generale di Regione Abruzzo

Componenti
Tommaso Di Rino, Direttore del Dipartimento Lavoro e Sviluppo Economico di Regione Abruzzo
Giovanni Savini, Autorità di Gestione Unica FEFR-FSE
Emidio Primavera, Direttore del Dipartimento OO.PP. Governo del Territorio e Politiche Ambientali di Regione Abruzzo
Luciano Fratocchi, Rappresentante del sistema universitario regionale

Rappresentanti delle Imprese dei cinque domini tecnologici della S3 regionale
Alfredo D’Acchioli, Presidente WASH ITALIA
Vittorio Di Carlo, Presidente Feudo Antico Consorzio DOP Tullum
Giuseppe Ranalli, Presidente Tecnomatic Group
Sergio D’Alberto, General Affairs Senior Manager L.FOUNDRY
Ercole Cauti, Fondatore Gruppo Metron
Agostino Ballone, Presidente Confindustria Abruzzo: Rappresentante delle Organizzazioni datoriali
Maurizio Spina, Segretario CISL Abruzzo: Rappresentante delle Organizzazioni sindacali dei lavoratori

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MEPA e acquistinretepa. it

Il MEPA (Mercato elettronico della Pubblica amministrazione), disponibile sul portale acquistinretepa. it, è lo strumento MEPAche consente alle imprese di lavorare con tutti gli Enti pubblici e/o quelli collegati o collegabili agli Enti pubblici tramite la pubblicazione di cataloghi e/o la partecipazione ai bandi pubblicati.

Numerose imprese considerano l’introduzione del MEPA come un limite alla capacità di offerta e quindi della partecipazione ai bandi delle pubbliche amministrazioni. Tuttavia, a ben guardare, l’introduzione e l’attività sul MEPA richiede alle aziende esclusivamente uno “sviluppo digitale”.

Non cambia nulla nelle norme e richiede che le imprese siano dotate di strumenti informatici.

Paradossalmente, l’istituzione del MEPA – Mercato elettronico della pubblica Amministrazione sulla piattaforma informatica acquistiinretepa. it, l’unica all’interno della quale si svolgono tutti gli scambi economici, acquisti e vendite, comporta per le imprese diverse occasioni di sviluppo, fra le quali ad esempio:

  • iniziare a lavorare con la pubblica amministrazione e gli enti ad essa collegati o collegabili;
  • lavorare più facilmente e agevolmente con la Pubblica amministrazione su tutto il territorio nazionale senza la necessità di spostamenti fisici di difficoltosa realizzazione;
  • introdurre nell’azienda le nuove tecnologie (fortemente sostenute anche attraverso benefici e abbattimento di quote fiscali nonché altri contributi da parte dello Stato)

Per saperne di più e valutare l’ipotesi di creare per l’impresa un nuovo ramo di sviluppo e crescita economica tramite la fornitura dei propri prodotti e servizi alla pubblica amministrazione nonché agli enti ad essa collegati o collegabili, segnaliamo che l’Associazione Insieme nella libertà ha istituito la Squadra MEPA, un team di professionisti che possono accompagnare con successo l’impresa per l’iscrizione e l’abilitazione su acquistinretepa. it. Successivamente, la Squadra si occupa anche di monitorare, segnalare e partecipare alle gare per conto degli associati.

Per contattare la Squadra MEPA dell’Associazione Insieme nella libertà è possibile scrivere a 
@: bandi@insiemenellaliberta.it e inserire nell’oggetto della mail: “MEPA”

Iperammortamento al 250%

L’iperammortamento è una misura fiscale inserita fra le “superagevolazioni” introdotte con la Legge di bilancio 2017 e prorogata, con modifiche, nella Legge di bilancio 2018, che mira a favorire

  • gli investimenti delle imprese operanti nel settore industriale e che mira ad incentivare in beni strumentali facenti capo a Industria 4.0;
  • gli investimenti nei comparti industriali 4.0, con l’aggiunta di tecnologie per l’agricoltura di precisione e per l’abbattimento dei consumi energetici

In particolare, a fronte di tali investimenti, l’ammortamento è calcolato al 250%. Quindi le imprese che acquistano beni strumentali nuovi inerenti il settore Industria 4.0 (favoriti anche attraverso la legge Nuova Sabatini)o nei settori altamente innovativi, potranno godere di un ammortamento pari al 250% della somma spesa per l’acquisto. Esempio: se il bene agevolabile ha un valore di 1.000 euro, sarà ammortizzato per un importo di 2500 euro.

Possono godere dell’ iperammortamento al 250%

  • tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, comprese le imprese individuali assoggettate all’IRI, con sede fiscale in Italia;
  • le stabili organizzazioni di imprese residenti all’estero, indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore economico in cui operano.

che operano nel settore industriale e nello specifico in:

  • Meccatronica,
  • Robotica;
  • Big data;
  • Sicurezza informatica;
  • Nanotecnologie;
  • Sviluppo di materiali intelligenti;
  • Stampa 3D;
  • Internet

L’iperammortamento al 250% riguarda l’acquisto di beni strumentali altamente digitalizzati. Quindi:

  • Investimenti in tecnologie;
  • Agrifood;
  • Impianti per migliorare i consumi energetici

Per i maggiori chiarimenti in merito all’ iperammortamento al 250% è disponibile la “Proroga e rafforzamento della disciplina di maggiorazione della deduzione di ammortamenti”. Ed in particolare gli allegati A e B riferiti alla parte dedicata al tipo di beni strumentali ammessi all’iperammortamento 250:

Allegato A – Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese in chiave Industria 4.0, di cui:

  • Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati e/o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti:
  • Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità:
  • Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0:

Allegato B – Beni immateriali (software, sistemi e /system integration, piattaforme e applicazioni) connessi a investimenti in beni materiali Industria 4.0

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Nuova Sabatini e Industria 4.0

La misura denominata Nuova Sabatini, introdotta con la legge di bilancio 2017 e riconfermata, con alcune modifiche, nell’ultima legge di bilancio, prevede la restituzione da parte del MISE – Ministero per lo sviluppo economico – degli interessi alle imprese che acquistano macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali (i beni relativi a Industria 4.0 come elencati agli allegati 6/A e 6/B della circolare 15 febbraio 2017 n.14036 e s.s.mm.ii.) tramite finanziamenti o li acquisiscono tramite lo strumento del leasing.

Tali interessi sono quantificati in misura forfetaria e divisi in due quote differenti:
2.75% per gli investimenti ordinari
3.575% (con un incremento del 30%) per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “ industria 4.0 ”)

Alla misura possono accedere le PMI (Piccole e medie imprese) di ogni settore incluse agricoltura e pesca ed escluse quelle delle attività finanziarie e assicurative, di quelle connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione. 

L’agevolazione prevista dalla misura Nuova Sabatini può essere applicata esclusivamente a beni nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali”, “software”, “tecnologie digitali” e “altri beni” classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale (voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’articolo 2424 del codice civile, come declamati nel principio contabile n.16 dell’OIC – Organismo italiano di contabilità);
Sono escluse le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”

I requisiti dei beni per gli investimenti sono:
autonomia funzionale dei beni, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano tale requisito
diretta correlazione fra i beni oggetto dell’agevolazione e l’attività produttiva svolta dall’impresa

Nella circolare MISE – Agenzia delle Entrate n. 4/E del 30/03/2017 sono disponibili maggiori chiarimenti relativi alla misura Nuova Sabatini.

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Sindrome del debito ingiusto dell’imprenditore

La “sindrome del debito ingiusto” dell’imprenditore: un dramma emerso “grazie” alle conseguenze sulle persone di politiche bancarie che ignorano la propria responsabilità pubblicistica. Ma, che le banche non siano la punta dell’iceberg?! Fisco e ricorso al credito illegale quanto pesano?
La sindrome del debito ingiusto è stata inquadrata fra le malattie del III millennio da uno studio realizzato dal Prof. Vento, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Mobbing – Bossing in collaborazione con gli psicologi Gilberto Di Benedetto e Stefano Benemeglio. La patologia colpisce gli imprenditori in difficoltà ed i sintomi vanno da un forte esaurimento che può degenerare in “delirio di rovina” a disturbi cardiocircolatori finanche all’eccesso di alcol e fumo oppure ancora la totale asocialità.
Fatto di rilievo è che la sindrome del debito ingiusto crea anche alterazione della memoria e incapacità di concentrazione, due fattori fondamentali per l’imprenditore nello svolgimento della sua attività.
Il S.A.V.I.B. (Sindacato Autonomo delle Vittime Bancarie) è costituito da un team di legali, psichiatri, psicologi e imprenditori coordinati dall’Avv. Giuseppe Troise e al fine di poter prefigurare cause collettive contro le banche per danni biologici, ha commissionato al Prof. Vento uno studio sulle potenzialità di tale intuizione. Quello che è emerso è che la sindrome del debito ingiusto è a tutti gli effetti una patologia. Ma il dramma sostanziale risiede nel fatto che il fenomeno non è circoscritto a casi che riguardano singoli individui, caso che seppur grave, sarebbe “controllabile”. Qui il dramma è di natura collettiva e bene è stato illustrato dal Dott. Di Benedetto: “Si toccano le iniziative imprenditoriali degli italiani, scoraggiando lo spirito d’iniziativa di ardimentosi che si sono ritrovati con il conto corrente in rosso”.
La terapia messa a punto è costituita da ansiolitici e antidepressivi. Nei casi in cui sussistono componenti deliranti si aggiungono neurolettici e ipnotici contro l’insonnia. In tutti i casi, la terapia farmacologica deve essere coordinata con un ciclo di psicoterapia che serve a riordinare i rapporti sociali con la famiglia e con il resto della società.
Fin qui abbiamo descritto il fenomeno della sindrome del debito ingiusto nei suoi casi “positivi”. Cosa di peggio? Infarto e suicidio. La sindrome del debito ingiusto, quando deriva di situazioni di drammi che l’imprenditore considera insormontabili, può arrivare a “pagare i debiti” prima nella gestione delle cose, della famiglia dei rapporti sociali e poi, a volte, anche con la vita… La “sindrome del debito ingiusto” dell’imprenditore: è emerso “grazie” alle conseguenze sulle persone di politiche bancarie che perseguono il profitto finanziario fino al punto di ignorare la responsabilità pubblicistica che gli è propria. Ma, che le banche non siano soltanto la punta dell’iceberg?! Le politiche fiscali cosa generano? Il conseguente ricorso al credito illegale cosa crea? Queste e altre mille domande troverebbero risposta e soluzione se chi ne è causa aderisse al proprio ruolo e si assumesse le proprie responsabilità.

Sovraindebitamento: salvezza dei “non fallibili”

Il sovraindebitamento è “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni“. Così lo sovraindebitamentodefinisce la legge numero 3 del 27 gennaio 2012 denominata “Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio”, successivamente modificata e convertita nella Legge n° 221 del 17 dicembre 2012.

In termini più semplici e chiari può considerarsi sovraindebitato chi ha contratto un debito maggiore del reddito disponibile con la ovvia conseguenza che si trova nella impossibilità di far fronte ai pagamenti dovuti.

L’istituto del sovraindebitamento prevede una procedura, in termini tecnici definita “composizione della crisi da sovraindebitamento” che consente di non arrivare a pignoramenti ed espropriazioni dei beni in quanto prevede il preventivo raggiungimento di un accordo fra il debitore, che in tal modo può far fronte all’alienazione dei debiti e i creditori che sono soddisfatti, in tutto o in parte, dei loro crediti.

Sono destinatari dell’istituto del sovraindebitamento privati, imprenditori e professionisti definiti “non fallibili”. Tutti coloro, in sostanza, che non sono soggetti e quindi non possono accedere alle procedure previste nella legge fallimentare. Quindi:
– consumatori, se estranei all’attività imprenditoriale o professionale;
– imprenditori commerciali sotto soglia o che hanno cessato l’attività da più di 1 anno;
– enti privati non commerciali: imprenditori agricoli (art. 7 L. 3/2012);
– Start up innovative.

Come funziona la procedura?
Il soggetto che ritiene di versare nella condizione di sovraindebitamento ed intende accedere alla composizione della crisi deve rivolgersi ad un Organismo, denominato OCC (Organismo di composizione della crisi) scegliendolo, fra quelli istituiti*, sulla base della competenza per territorio (che coincide con quella del tribunale di riferimento). L’OCC, ricevuta l’istanza, ha il compito di: assistere il debitore durante l’elaborazione del piano di ristrutturazione o della formulazione della proposta di accordo con i creditori; verificare che i dati dell’accordo e la documentazione siano corretti e veritieri; fare da tramite tra il debitore e tutti i creditori; assolvere alle formalità pubblicitarie e alle funzioni di liquidatore, ove ordinato dal Giudice.
*Gli OCC sono istituiti presso gli Ordini dei Commercialisti e degli Avvocati. Qualora sul territorio di competenza non sia ancora attivo, bisogna rivolgersi al tribunale richiedendo la nomina di un professionista abilitato a gestire la procedura.

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