Assumere dipendenti: gli aiuti alle imprese ci sono

Assumere dipendenti è di fatto un aspetto essenziale per la vita di un’impresa. Sono molti gli strumenti disponibili per farlo senza dover sostenere costi eccessivamente onerosi.

Oggi, considerate le difficoltà economiche in cui versano la maggioranza delle PMI italiane assumere dipendenti, Assumere dipendentioltre che burocraticamente complesso, è oneroso e difficile da mettere in atto.

In questo modo, però, si genera uno stato di fatto che somiglia ad un cane che si morde la coda: per lavorare l’impresa ha bisogno di dipendenti ma assumere dipendenti costa troppo rispetto alle capacità economiche che quello stesso lavoro creerebbe nelle casse dell’impresa. Così, si crea uno stato di impossibilità nel decidere di lavorare per crescere in quanto antieconomico. 

In effetti, però, sono numerosi gli strumenti per assumere dipendenti godendo di vantaggi, anche significativi!

In effetti esistono degli strumenti cui le imprese possono fare ricorso. E’ possibile cercarli, e trovarli, fra le opzioni messe a disposizione dagli enti pubblici (progetti che prevedono periodi di tirocinio o formazione in azienda, ad esempio) o tramite incentivi o sgravi fiscali dedicati a chi assume a vario titolo dipendenti o collaboratori appartenenti a categorie particolari o con requisiti particolari.

In molti casi, l’aiuto è rivolto non direttamente all’azienda bensì al lavoratore stesso, (parliamo sostanzialmente dei casi in cui è l’ente pubblico a riconoscere un’indennità al lavoratore) con la conseguenza che l’impresa può dotarsi di una risorsa umana senza dover sostenere costi direttamente.

In linea generale, i sostegni sono rivolti alle aziende che decidono di assumere dipendenti
– appartenenti alle categorie protette;
– in situazione di forte svantaggio economico personale o familiare:
– in situazione di potenziale esclusione del mondo del lavoro.

E’ stato elaborato un elenco con quelle che sono le maggiori opportunità disponibili allo stato attuale e segnaliamo che un team di consulenti esperti nel settore selezionato fra i professionisti che partecipano al Centro studi economici e finanziari, è a disposizione per
chiarimenti
supporto, ove di utilità, nella valutazione
avvio del percorso di assunzione

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GDPR: privacy e trattamento dei dati personali

GDPR è l’acronimo di General Data Protection Regulation. In italiano è stato tradotto con ” Regolamento generale sulla protezione dei dati “.

Si tratta del Regolamento europeo n. 2016/679 che disciplina la “protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati”.

Per quanto riguarda il trattamento dei dati sensibili personali, il Regolamento, in estrema sintesi, contiene:

  1. quali sono i dati sensibili;
  2. come possono essere utilizzati i dati sensibili;
  3. chi può utilizzare i dati sensibili raccolti;
  4. quali sono i metodi e gli approcci generali per la gestione dei dati sensibili;
  5. quali sono le figure professionali coinvolte;
  6. come i dati sensibili possono essere trasferiti all’estero;
  7. quali sono le eventuali sanzioni cui si va incontro.

Il GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati è idealmente diviso in due grandi filoni.
Uno rivolto alle persone fisiche i cui dati sono raccolti ed utilizzati.
L’altro rivolto a chi raccoglie ed utilizza i dati personali delle persone fisiche quindi imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni.

Il Regolamento è entrato in vigore lo scorso 25 maggio 2018 in maniera diretta (senza la necessità di decreti attuativi degli Stati) e ai Governi interni è lasciata esclusivamente la possibilità di emanare circolari volte ad armonizzare i dettami europei con le leggi nazionali.

Con il GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati tutte le normative in vigore all’interno degli Stati membri dell’Unione europea compresa l’Italia hanno lasciato il passo al nuovo regolamento europeo.
In Italia la norma principale in vigore fino all’introduzione del GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati era il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in vigore dal 1º gennaio 2004, conosciuto anche sotto la denominazione “codice della privacy”.

Di seguito il link al testo in lingua italiana del GDPR – Regolamento generale sulla protezione dei dati pubblicato sul sito istituzionale
REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (Testo rilevante ai fini del SEE)

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Carta di Pescara per Europa 2020

La Carta di Pescara è un patto fra l’ente Regione Abruzzo e le sue imprese in cui l’Istituzione si impegna a creare una rete fra le aziende per creare uno strumento che le supporti conseguimento di sviluppo collettivo tramite la crescita delle singole imprese in un’ottica di piena espansione, innovatività e sostenibilità.
La sottoscrizione della Carta di Pescara è arrivata a conclusione di un percorso condiviso fra la Regione Abruzzo e le imprese che insistono sul suo territorio tramite il supporto e la collaborazione di università, enti di ricerca, associazioni di categoria e sindacati.

Il patto è costituito da numerosi strumenti concreti che l’associazione Insieme nella libertà ha pubblicato sul proprio sito web. Click qui per leggere l’elenco e le ricadute dei vantaggi previsti dalla Carta di Pescara.

Carta di PescaraDi seguito un approfondimento sulla Carta di Pescara, il patto siglato fra la Regione Abruzzo e le sue imprese.

I principi e le colonne portanti della Carta di Pescara sono quelli dettati e stimolati dall’UE con particolare riferimento alla Strategia Europa 2020. Tale fondamento consente, oltre alla piena realizzazione dello sviluppo delle imprese (PM e grandi imprese) aderenti in termini “assoluti”, anche la possibilità di crescere in maniera strutturata, controllata ed in linea sistemica con gli orientamenti ed i dettami, sempre più stringenti, provenienti dell’Europa.
Parola chiave all’interno della Carta di Pescara è sostenibilità. In particolare:
sostenibilità ambientale, intesa come la capacità di preservare nel tempo le tre funzioni dell’ambiente: fornitore di risorse, ricettore di rifiuti e fonte diretta di utilità;
sostenibilità economica, intesa come la capacità di un sistema economico di generare una crescita duratura degli indicatori economici, in particolare del reddito e dell’occupazione;
sostenibilità sociale, intesa come la capacità di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione) equamente distribuite per classi e per genere e di promuovere l’inclusione sociale.
Pur essendo un patto dove la Regione Abruzzo si assume un impegno certo, definito e determinato, nei confronti delle imprese abruzzesi, la Carta di Pescara resta un documento aperto che nel corso del tempo sarà adeguato alle costanti evoluzioni del mercato, del territorio, delle esigenze. Per farlo, oltre all’implementazione delle conoscenze scientifiche, è stato istituito il Comitato di Pilotaggio e dei Tavoli di lavoro permanenti su “Energia e gestione degli impatti ambientali” e “Ricerca, trasferimento tecnologico, innovazione e capitale umano”.
Con la carta di Pescara, inoltre, sono stati istituiti il Premio annuale e la Fiera biennale dell’Industria Sostenibile per comunicare all’opinione pubblica quanti hanno scelto con decisione la strada di uno sviluppo del territorio connotato dai principi della sostenibilità.
L’adesione alla Carta di Pescara è condizionata ad alcune caratteristiche fondamentali che sono elencate al presente link.

Il Comitato di pilotaggio della Carta di Pescara sottoscritta fra la Regione Abruzzo e le imprese abruzzesi con il supporto e la collaborazione di università, enti di ricerca, associazioni di categoria e sindacati.

Presidente
Cristina Gerardis, Direttore Generale di Regione Abruzzo

Componenti
Tommaso Di Rino, Direttore del Dipartimento Lavoro e Sviluppo Economico di Regione Abruzzo
Giovanni Savini, Autorità di Gestione Unica FEFR-FSE
Emidio Primavera, Direttore del Dipartimento OO.PP. Governo del Territorio e Politiche Ambientali di Regione Abruzzo
Luciano Fratocchi, Rappresentante del sistema universitario regionale

Rappresentanti delle Imprese dei cinque domini tecnologici della S3 regionale
Alfredo D’Acchioli, Presidente WASH ITALIA
Vittorio Di Carlo, Presidente Feudo Antico Consorzio DOP Tullum
Giuseppe Ranalli, Presidente Tecnomatic Group
Sergio D’Alberto, General Affairs Senior Manager L.FOUNDRY
Ercole Cauti, Fondatore Gruppo Metron
Agostino Ballone, Presidente Confindustria Abruzzo: Rappresentante delle Organizzazioni datoriali
Maurizio Spina, Segretario CISL Abruzzo: Rappresentante delle Organizzazioni sindacali dei lavoratori

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MEPA e acquistinretepa. it

Il MEPA (Mercato elettronico della Pubblica amministrazione), disponibile sul portale acquistinretepa. it, è lo strumento MEPAche consente alle imprese di lavorare con tutti gli Enti pubblici e/o quelli collegati o collegabili agli Enti pubblici tramite la pubblicazione di cataloghi e/o la partecipazione ai bandi pubblicati.

Numerose imprese considerano l’introduzione del MEPA come un limite alla capacità di offerta e quindi della partecipazione ai bandi delle pubbliche amministrazioni. Tuttavia, a ben guardare, l’introduzione e l’attività sul MEPA richiede alle aziende esclusivamente uno “sviluppo digitale”.

Non cambia nulla nelle norme e richiede che le imprese siano dotate di strumenti informatici.

Paradossalmente, l’istituzione del MEPA – Mercato elettronico della pubblica Amministrazione sulla piattaforma informatica acquistiinretepa. it, l’unica all’interno della quale si svolgono tutti gli scambi economici, acquisti e vendite, comporta per le imprese diverse occasioni di sviluppo, fra le quali ad esempio:

  • iniziare a lavorare con la pubblica amministrazione e gli enti ad essa collegati o collegabili;
  • lavorare più facilmente e agevolmente con la Pubblica amministrazione su tutto il territorio nazionale senza la necessità di spostamenti fisici di difficoltosa realizzazione;
  • introdurre nell’azienda le nuove tecnologie (fortemente sostenute anche attraverso benefici e abbattimento di quote fiscali nonché altri contributi da parte dello Stato)

Per saperne di più e valutare l’ipotesi di creare per l’impresa un nuovo ramo di sviluppo e crescita economica tramite la fornitura dei propri prodotti e servizi alla pubblica amministrazione nonché agli enti ad essa collegati o collegabili, segnaliamo che l’Associazione Insieme nella libertà ha istituito la Squadra MEPA, un team di professionisti che possono accompagnare con successo l’impresa per l’iscrizione e l’abilitazione su acquistinretepa. it. Successivamente, la Squadra si occupa anche di monitorare, segnalare e partecipare alle gare per conto degli associati.

Per contattare la Squadra MEPA dell’Associazione Insieme nella libertà è possibile scrivere a 
@: bandi@insiemenellaliberta.it e inserire nell’oggetto della mail: “MEPA”

Iperammortamento al 250%

L’iperammortamento è una misura fiscale inserita fra le “superagevolazioni” introdotte con la Legge di bilancio 2017 e prorogata, con modifiche, nella Legge di bilancio 2018, che mira a favorire

  • gli investimenti delle imprese operanti nel settore industriale e che mira ad incentivare in beni strumentali facenti capo a Industria 4.0;
  • gli investimenti nei comparti industriali 4.0, con l’aggiunta di tecnologie per l’agricoltura di precisione e per l’abbattimento dei consumi energetici

In particolare, a fronte di tali investimenti, l’ammortamento è calcolato al 250%. Quindi le imprese che acquistano beni strumentali nuovi inerenti il settore Industria 4.0 (favoriti anche attraverso la legge Nuova Sabatini)o nei settori altamente innovativi, potranno godere di un ammortamento pari al 250% della somma spesa per l’acquisto. Esempio: se il bene agevolabile ha un valore di 1.000 euro, sarà ammortizzato per un importo di 2500 euro.

Possono godere dell’ iperammortamento al 250%

  • tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, comprese le imprese individuali assoggettate all’IRI, con sede fiscale in Italia;
  • le stabili organizzazioni di imprese residenti all’estero, indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore economico in cui operano.

che operano nel settore industriale e nello specifico in:

  • Meccatronica,
  • Robotica;
  • Big data;
  • Sicurezza informatica;
  • Nanotecnologie;
  • Sviluppo di materiali intelligenti;
  • Stampa 3D;
  • Internet

L’iperammortamento al 250% riguarda l’acquisto di beni strumentali altamente digitalizzati. Quindi:

  • Investimenti in tecnologie;
  • Agrifood;
  • Impianti per migliorare i consumi energetici

Per i maggiori chiarimenti in merito all’ iperammortamento al 250% è disponibile la “Proroga e rafforzamento della disciplina di maggiorazione della deduzione di ammortamenti”. Ed in particolare gli allegati A e B riferiti alla parte dedicata al tipo di beni strumentali ammessi all’iperammortamento 250:

Allegato A – Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese in chiave Industria 4.0, di cui:

  • Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati e/o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti:
  • Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità:
  • Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0:

Allegato B – Beni immateriali (software, sistemi e /system integration, piattaforme e applicazioni) connessi a investimenti in beni materiali Industria 4.0

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Nuova Sabatini e Industria 4.0

La misura denominata Nuova Sabatini, introdotta con la legge di bilancio 2017 e riconfermata, con alcune modifiche, nell’ultima legge di bilancio, prevede la restituzione da parte del MISE – Ministero per lo sviluppo economico – degli interessi alle imprese che acquistano macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali (i beni relativi a Industria 4.0 come elencati agli allegati 6/A e 6/B della circolare 15 febbraio 2017 n.14036 e s.s.mm.ii.) tramite finanziamenti o li acquisiscono tramite lo strumento del leasing.

Tali interessi sono quantificati in misura forfetaria e divisi in due quote differenti:
2.75% per gli investimenti ordinari
3.575% (con un incremento del 30%) per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “ industria 4.0 ”)

Alla misura possono accedere le PMI (Piccole e medie imprese) di ogni settore incluse agricoltura e pesca ed escluse quelle delle attività finanziarie e assicurative, di quelle connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione. 

L’agevolazione prevista dalla misura Nuova Sabatini può essere applicata esclusivamente a beni nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali”, “software”, “tecnologie digitali” e “altri beni” classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale (voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’articolo 2424 del codice civile, come declamati nel principio contabile n.16 dell’OIC – Organismo italiano di contabilità);
Sono escluse le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”

I requisiti dei beni per gli investimenti sono:
autonomia funzionale dei beni, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano tale requisito
diretta correlazione fra i beni oggetto dell’agevolazione e l’attività produttiva svolta dall’impresa

Nella circolare MISE – Agenzia delle Entrate n. 4/E del 30/03/2017 sono disponibili maggiori chiarimenti relativi alla misura Nuova Sabatini.

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Finanziamenti europei e Horizon 2020

Sempre più spesso i finanziamenti europei, così come gli altri aiuti provenienti dall’Europa, vengono “sintetizzati” nelle possibilità offerte dal programma Horizon 2020. Da tale convinzione, imprese e cittadini si limitano a cercare in Horizon 2020 finanziamenti europeiuna speranza di finanziamento proveniente dall’Europa.
Ma quali sono di fatto le opportunità offerte dagli aiuti europei? E cos’è Horizon 2020? Come viene gestito? Quanto e come è possibile accedervi?
Tutte queste domande trovano risposte per lo più vaghe e di sicuro poco concrete.
La prima cosa da fare, dunque, se si vuole pensare ai finanziamenti europei ed aiuti europei è capire quali sono concretamente ed orientare le proprie azioni e politiche partendo dalle basi della conoscenza e della concretezza. In primis, Horizon 2020 è il “Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione” e fa riferimento al quinquennio 2014 – 2020. Nei programmi quadro, come accade anche sui territori nazionali, sono inserite le linee guida che dovranno caratterizzare i fondi stanziati, il budget complessivo stanziato, gli ulteriori aiuti ed eventuali rifinanziamenti (aumento del budget).
In quanto ai fondi immessi all’interno del Programma, questi sono, per la maggior parte “indiretti” tramite lo stanziamento agli enti territoriali e/o all’organo centrale dello Stato, pertanto i cittadini possono godere dei finanziamenti europei partecipando, e vincendo, bandi pubblici nazionali o territoriali (ad esempio, le regioni). Questo vuol dire che molto spesso, partecipando ad un bando pubblico si sta già accedendo a dei finanziamenti europei e probabilmente facenti riferimento proprio al budget stanziato all’interno del programma Horizon 2020.
Per una certa parte, tuttavia, le imprese dei Paesi degli Stati Membri, possono partecipare direttamente ai bandi europei presentando progetti che abbiano condizioni, requisiti e caratteristiche specifiche. Primo fra tutti, il progetto deve prevedere il partenariato con altri Stati membri e/o Stati ammessi e specificati all’interno del bando stesso. Questo vuol dire che per rispondere ad una della commissione europea l’impresa deve aver già attivato rapporti con altri Enti di uno degli Stati indicati sul bando cui intende partecipare.
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Imprese femminili: requisiti e agevolazioni

Le imprese femminili sono persone giuridiche che vanno ormai crescendo nello strato economico e imprenditoriale del nostro Paese. Rispetto al “comune sentire” le numerose agevolazioni messe in campo rappresentano opportunità importanti e imprese femminilisignificative. Le azioni messe in campo, prevalentemente con iniziative regionali statali ed europee, vanno dai finanziamenti, le garanzie statali nonché significativi sgravi fiscali e sono rivolte non solo alle imprese già costituite ma anche alle costituende. Le iniziative di supporto inoltre, sono dedicate anche a finanziare e/o agevolare la costituzione dell’impresa.

Il “sentire comune” è più che giustificato ed in parte rispondente alla realtà. Tuttavia c’è un altro lato della medaglia che rappresenta lo stato attuale dei fatti e ancor più la cultura. Ad esempio:

cos’è l’impresa femminile?

Quali sono i requisiti per cui l’impresa è definita femminile e può, di conseguenza, accedere ai vantaggi rappresentati dalle azioni messe in campo dedicate? 

La definizione è fornita dall’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), della legge 25 febbraio 1992, n. 215:
le società cooperative e le società di persone, costituite in misura non inferiore al 60 per cento da donne;
le società di capitali le cui quote di partecipazione spettino in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno i due terzi da donne;
le imprese individuali gestite da donne, che operino nei settori dell’industria, dell’artigianato, dell’agricoltura, del commercio, del turismo e dei servizi;
le professioniste.

Vale la pena notare che la stessa legge del 25 febbraio 1992, n. 215 è denominata: “Azioni positive per l’imprenditoria femminile” ed evidentemente rappresenta il riferimento normativo quadro per la predisposizione di quanto concerne gli aiuti alle imprese femminili.

All’interno della stessa già si trova l’istituzione di un fondo dedicato, contributi e sgravi fiscali di diversa natura e le varie modalità di concessione e, non ultimo, l’istituzione presso il MISE (ministero per lo Sviluppo economico) del “Comitato per l’imprenditoria femminile” il cui compito è quello di indirizzare e programmare gli interventi previsti dalla legge stessa che lo istituisce nonché promuovere lo studio, la ricerca e l’informazione sull’imprenditorialità femminile.

Fatto di particolare rilievo, ancora, è che beneficiari delle azioni, fondi e tutte le altre misure sono tutti quegli enti che, direttamente o indirettamente favoriscono l’accesso al mondo imprenditoriale da parte delle done. La lettera b) dell’articolo 2, infatti, specificatamente determina che sono beneficiari oltre alle imprese femminili anche “le imprese, o i loro consorzi, le associazioni, gli enti, le società di promozione imprenditoriale anche a capitale misto pubblico e privato, i centri di formazione e gli ordini professionali che promuovono corsi di formazione imprenditoriale o servizi di consulenza e di assistenza tecnica e manageriale riservati per una quota non inferiore al 70 per cento a donne.

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Impresa sociale fra il fine di lucro e il valore sociale

Con il D. Lgs. n. 112 del 2017 è stato riformato il quadro normativo relativo all’impresa sociale. L’impresa sociale, in effetti, ricopre un ruolo centrale all’interno del panorama dell’economia del terzo settore ma, ad oggi, sono numerosi gli ostacoli che incidono sullo sviluppo di questa forma giuridica. Obiettivo finale dell’odierna riforma è quello di migliorare la disciplina attraverso interventi chiari sul regime fiscale e la rimozione delle principali barriere al suo sviluppo anche attraverso l’istituzione di fondi pubblici.

La disciplina, che concerne tutto il terzo settore, è entrata in vigore lo scorso 20 luglio ed in merito all’impresa sociale stabilisce impresa socialeche possono acquisire la “qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti in forma societaria (Libro V c.c.), che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività“.

Non possono acquisire la qualifica di impresa sociale le società costituite da un unico socio persona fisica, le amministrazioni pubbliche e gli enti i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci o associati.

Il Ministero del Lavoro ha individuato sei caratteristiche che connotano la nuova impresa sociale:
aumento dei campi di attività (inclusione del microcredito, housing sociale, commercio equo e solidale, agricoltura sociale);
possibilità di ripartire, seppure in forma limitata, gli utili e gli avanzi di gestione nella misura massima del 50% annuo;
introduzione di misure fiscali agevolative per chi investe nel capitale sociale delle imprese sociali (detrazione IRPEF 30% sulle somme investite dai privati sino a 1 milione di euro; deduzione IRES del 30% sulle somme investite da imprese fino a 1,8 milioni di euro);
defiscalizzazione degli utili interamente reinvestiti;
possibilità di accedere a forme di crowdfunding (la raccolta di capitale di rischio tramite portali on-line) al pari delle start-up innovative;
E’ stabilito, inoltre, che le cooperative sono imprese sociali di diritto.
Tutta la nuova normativa mette a disposizione del Terzo Settore risorse pari a 190 milioni di euro che saranno investite in:
nuovi incentivi fiscali,
un Fondo progetti innovativi,
sviluppo del Social bonus,
lancio dei Titoli di solidarietà,
incremento della dotazione del Fondo per il Servizio Civile in modo da accrescere, anche per il 2018, i posti disponibili.
Prende avvio anche il Fondo di garanzia e per il credito agevolato dedicato proprio alle imprese sociali. Il Fondo ha una dotazione di 200 milioni.

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può supportare chi vuole conoscere meglio nel grande mondo del terzo settore, accedervi o offrire pareri e consulenze agli enti già presenti.
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Piano operativo dell’impresa

Il piano operativo è il risultato di un processo di pianificazione strategica, detta appunto pianificazione aziendale, che l’impresa redige per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Per ottenere il maggior successo la pianificazione piano operativostrategica ed i relativo piano operativo devono essere curati da professionisti esperti e competenti in grado di valutare a tutto tondo l’assetto dell’impresa.
Il piano operativo contiene in sé le azioni da compiere, il budgeting e l’orizzonte temporale entro il quale si prevede che gli obiettivi prefissati possano essere conseguiti.
Oggi, quando si parla di pianificazione aziendale, strategia, piano operativo dell’impresa etc…, si ritiene che tali concetti e strumenti siano ad appannaggio delle grandi imprese o di quelle che vogliono raggiungere risultati importanti. Ma davvero le imprese micro, piccole e medie non ne hanno bisogno?
Sinteticamente, il piano operativo è costituito da
Analisi del mercato
Analisi dell’impresa e delle capacità economiche e strutturali
Individuazione degli obiettivi
Azioni da svolgere
Arco temporale
A voler riassumere per “estremi”, oggi in Italia le micro e piccole imprese in particolare si trovano a gestire due fenomeni che sono fondamentalmente ai poli opposti:

vengono create o vivono sulla base di idee ed intuizioni geniali dell’imprenditore e/o delle sue ottime doti artigiane o artistiche; muoiono o sopravvivono a stento proprio perché manca quell’idea o quell’intuizione

Il mercato, l’andamento del sistema economico reale, la tassazione, nonché certe note e sempre crescenti prassi a dir poco scorrette certamente la fanno da padrone ma una delle cause delle difficoltà potrebbe essere individuata proprio nella mancanza di una organizzazione strategica che renda chiari e certi gli obiettivi, che preveda azioni adeguate al raggiungimento dei risultati e, fatto più importante, che preveda il famoso ma raramente considerato “piano B”, quello cioè che mette l’impresa nella posizione di poter fare fronte ad una eventuale crisi o anche semplicemente difficoltà temporanea.
Il piano operativo è molto simile al più famoso business plan e può essere di fatto uno strumento salvifico laddove manchi o venga a mancare l’idea geniale e nel caso in cui questa ci sia rappresenta il mezzo per raggiungere i massimi risultati che senza organizzazione non potrebbero comunque mai essere raggiunti.
I più ritengono che la redazione di un piano operativo sia di competenza del commercialista. Ma è davvero così? La figura di un commercialista può essere certamente d’aiuto per quanto concerne gli aspetti finanziari ed economici che caratterizzano l’impresa e, eventualmente, il suo andamento economico-finanziario. Tuttavia, al professionista che deve curare la pianificazione strategica e redigere il piano operativo è richiesto di saper valutare ogni aspetto che caratterizza l’impresa, dal budget a disposizione, l’imprenditore stesso e le risorse umane dell’impresa nonché tutte le altre risorse di varia natura che determineranno il successo dell’iniziativa. Tale figura va individuata in un consulente esperto e competente che lavorerà in sinergia con il commercialista e con le altre figure presenti!

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