Nuova Sabatini e Industria 4.0

La misura denominata Nuova Sabatini, introdotta con la legge di bilancio 2017 e riconfermata, con alcune modifiche, nell’ultima legge di bilancio, prevede la restituzione da parte del MISE – Ministero per lo sviluppo economico – degli interessi alle imprese che acquistano macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali (i beni relativi a Industria 4.0 come elencati agli allegati 6/A e 6/B della circolare 15 febbraio 2017 n.14036 e s.s.mm.ii.) tramite finanziamenti o li acquisiscono tramite lo strumento del leasing.

Tali interessi sono quantificati in misura forfetaria e divisi in due quote differenti:
2.75% per gli investimenti ordinari
3.575% (con un incremento del 30%) per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “ industria 4.0 ”)

Alla misura possono accedere le PMI (Piccole e medie imprese) di ogni settore incluse agricoltura e pesca ed escluse quelle delle attività finanziarie e assicurative, di quelle connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione. 

L’agevolazione prevista dalla misura Nuova Sabatini può essere applicata esclusivamente a beni nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali”, “software”, “tecnologie digitali” e “altri beni” classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale (voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’articolo 2424 del codice civile, come declamati nel principio contabile n.16 dell’OIC – Organismo italiano di contabilità);
Sono escluse le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”

I requisiti dei beni per gli investimenti sono:
autonomia funzionale dei beni, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano tale requisito
diretta correlazione fra i beni oggetto dell’agevolazione e l’attività produttiva svolta dall’impresa

Nella circolare MISE – Agenzia delle Entrate n. 4/E del 30/03/2017 sono disponibili maggiori chiarimenti relativi alla misura Nuova Sabatini.

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SIC – Sistemi di Informazioni creditizie

I SIC (sistemi di informazioni creditizie) sono banche dati di natura privata che raccolgono informazioni sui contratti di finanziamento che banche ed istituti finanziari stipulano con i propri clienti.

sicI SIC attivi in Italia sono Experian, Consorzio Tutela Credito, Crif, e Assilea.

La ragione di esistere di tali organismi è quella di permettere la consultazione di questo patrimonio informativo alle singole banche e società finanziarie che le utilizzano per la valutazione dell’affidabilità e puntualità nei pagamenti da parte del cliente prima di stipulare un nuovo contratto di finanziamento.

Gli istituti finanziari e le banche aderiscono in modo volontario ai SIC e trasmettono ogni mese tutte le informazioni sulle richieste di finanziamento e sulle vicende che si verificano nel corso della durata dei finanziamenti erogati (ad esempio, la regolarità nel rimborso delle rate o il ritardo nei pagamenti).

Le informazioni contenute nei Sic vengono perciò aggiornate nel momento in cui, ad esempio, viene chiesto o alla banca o ad altro istituto finanziario un nuovo finanziamento. Tuttavia, l’aggiornamento è anche mensile in quanto banche e istituti finanziari in genere segnalano ai SIC l’andamento del rimborso dei crediti erogati in favore di ciascun cliente (se le rate vengono pagate puntualmente, se eventuali debiti pregressi sono stati saldati, se si è verificata l’estinzione del rapporto di credito).

In base all’andamento del piano di rimborso del finanziamento (puntualità nel pagamento delle rate oppure ritardi lievi o gravi), le informazioni contenute nei Sic si distinguono tra informazioni di tipo “positivo” e informazioni di tipo “negativo”. Sulla base della distinzione operata tra informazioni creditizie di tipo positivo (che indicano cioè il pieno rispetto del piano di rimborso) e informazioni di tipo negativo (che rilevano invece irregolarità nei rimborsi), si hanno sistemi positivi e negativi (che raccolgono cioè entrambi i tipi di informazioni) e sistemi solo negativi (che registrano invece i soli incidenti di pagamenti).

Nota: il trattamento dei dati inseriti all’interno dei SIC e la relativa loro gestione e consultazione è disciplinato all’interno del codice deontologico, pubblicato in G. U. n. 300 del 23 dicembre 2005. Il codice, entrato in vigore il 1° gennaio 2005, disciplina la materia in tutti i suoi aspetti, tutelando sia i diritti dei consumatori, sia le esigenze degli istituti finanziari e dei SIC.

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Credito al consumo per persone e famiglie

Il credito al consumo è costituito dai finanziamenti concessi da una banca o una società finanziaria (in Italia sono le uniche due tipologie di società abilitate ad erogare il credito al consumo) ad una persona fisica, e alle famiglie in generale, per soddisfare i bisogni individuali o familiari.

credito al consumoAttraverso l’istituto del credito al consumo si riesce a favorire l’acquisto di prodotti e servizi che rientrino nelle spese correnti personali e /o della famiglia. Sono esclusi, infatti, i mutui ipotecari per l’acquisto di immobili in quanto questi sono inseriti dalla normativa vigente fra gli investimenti e in ogni caso il debito risulta coperto dal valore dell’immobile stesso (attraverso la garanzia dell’ipoteca).

Infine, il credito al consumo è una forma di finanziamento che facilita l’acquisto di prodotti e servizi destinata esclusivamente ai consumatori per fini che nulla hanno a che vedere con un’attività imprenditoriale o professionale.

I finanziamenti che fanno capo al credito al consumo per la maggior parte dei casi sono concessi sotto forma di dilazione di pagamento per l’acquisto di un bene o servizio. Tuttavia, esistono altre tipologie, meno utilizzate ma comunque disponibili. Gli strumenti per accedere al credito al consumo possono essere suddivisi in finanziamenti finalizzati, quali la rateizzazione dell’acquisto di un’automobile, ad esempio, o il pagamento degli acquisti tramite carta di credito, e in finanziamenti non finalizzati, i prestiti personali e il consolidamento del debito delle famiglie. Salvo tale quadro sul credito al consumo, vi sono altre tipologie di finanziamento cui persone fisiche e famiglie possono accedere. In particolare, i mutui, le operazioni di leasing e i fidi di conto.

In merito alle garanzie richieste, nei finanziamenti ad individui e famiglie le banche e gli istituti finanziari abilitati richiedono garanzie abbastanza limitate: tipicamente è sufficiente che il richiedente abbia un reddito, meglio se da lavoro a tempo indeterminato o nella pubblica amministrazione, un conto corrente e non sia iscritto nella lista dei cattivi pagatori.

I tassi di interesse applicati a tali forme di finanziamento sono più elevati rispetto ai mutui come più elevato è il rischio di insolvenza del debito e tanto più in considerazione che l’unica garanzia prestata è quella che fa riferimento al reddito del contraente.

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SELFIEmployment per finanziare l’impresa

SELFIEmployment è la misura nazionale volta a creare, supportandole con finanziamenti a tasso zero e azioni di tutoraggio, nuove imprese e idee di business nonché lo sviluppo di capacità e competenze con la finalità ultima di dar vita a micro e piccole iniziative imprenditoriali promosse dai giovani neet (acronimo per l’espressione anglofona “not – engaged – in education) iscritti alla misura Garanzia Giovani (presi in carico dai Centri per l’Impiego).

Il fondo destinato alla misura SELFIEmployment si inserisce nell’ambito del Programma Garanzia Giovani e consiste nella selfiemploymentpossibilità di richiedere ed ottenere un finanziamento a tasso zero per dar vita e sviluppare il proprio progetto imprenditoriale.

Il progetto per cui vengono richiesti gli aiuti deve presentare un piano di investimento che abbia un valore economico compreso fra i 5.000 e 50.000 euro. Le somme erogate attraverso la misura SELFIEmployment non prevedono tassi di interessi per la restituzione, non comportano la presentazione di una garanzia, sono rimborsabili in 7 anni con rate mensili che partono dal sesto mese a far data dalla concessione del prestito.
In particolare, i finanziamenti previsti dalla misura SELFIEmployment sono distinti sulla base di tre categorie:
microcredito, che va dai valori compresi fra i 5.000 e i 25.000 euro
microcredito esteso, che va dai valori compresi fra i 25.001 e i 35.000 euro
piccoli prestiti, che va dai valori compresi fra i 35.001 e i 50.000 euro

Il piano di investimenti inserito nel piano di investimenti approvato, e per cui è stato concesso il finanziamento, deve essere realizzato entro 18 mesi dalla data in cui il provvedimento di ammissione è stato perfezionato.

MCA Venture Management può
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effettuare consulenze per la valutazione dell’idea progettuale e verificarne la fattibilità
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Equity crowdfunding: cos’è e come funziona

L’espressione equity crowdfunding deriva dalla fusione delle parole “funding” (raccolta di risorse finanziarie) e “crowd” (folla). Attraverso questo innovativo strumento di finanziamento, come dice il termine stesso, le aziende possono raccogliere risorse finanziarie, prevalentemente on equity crowdfundingline, in cambio di quote / azioni della società, detta appunto, “equity”. Così, chi decide di sostenere il progetto diventerà a tutti gli effetti un socio dell’azienda che ha promosso la campagna di raccolta fondi. Si tratta, dunque, di un vero e proprio strumento di finanza alle imprese alternativo al canale bancario. L’operazione di equity crowdfunding, denominata campagna, avviene principalmente su portali online autorizzati che mettono in contatto le imprese (che lanciano campagne di raccolta di risorse finanziarie destinate alla realizzazione di progetti e/o investimenti) con i potenziali investitori, ai quali, a fronte dell’immissione di capitale, saranno attribuite quote societarie.

La possibilità di lanciare campagne di equity crouwdfunding è riservata alle startup e PMI innovative e, da quest’anno, a tutte le PMI.

In Italia sempre più società fanno ricorso all’equity crowdfunding per finanziare i propri investimenti e, come si evince dal secondo “Report italiano sul CrowdInvesting”, presentato lo scorso 12 luglio a Milano, il ricorso a tale strumento è in forte crescita: nell’intero esercizio 2016, infatti, i progetti chiusi con successo sono stati 19 (per una raccolta complessiva pari a 4,3 milioni di Euro) e soltanto nei primi 6 mesi del 2017 in Italia sono state concluse con successo 23 campagne (progetti che hanno raggiunto gli obiettivi di raccolta che si erano prefissati), per una raccolta complessiva pari a 5 milioni di Euro e un tasso di successo del 66%.

I vantaggi del ricorso all’ equity crowdfunding come strumento di finanziamento sono molteplici e riguardano sia l’impresa che ottiene l’immissione di nuova finanza (a fronte della cessione di quote / azioni) sia i finanziatori.
I finanziatori, infatti, possono godere di incentivi fiscali costituiti da detrazioni/deduzioni del 30% per le persone fisiche e giuridiche che investono in startup e PMI innovative.
In quanto alle aziende che promuovono una campagna, agli immediati benefici derivanti dalla raccolta di risorse finanziarie, l’ingresso di nuovi soci è un elemento di particolare rilevanza: questi ultimi, infatti, potrebbero essere in grado di mettere al servizio della società il proprio network di contatti professionali (potenziali nuovi clienti, fornitori, partner, ecc.). Non sono trascurabili, inoltre, i benefici sotto il profilo del marketing. Non ultimo, attraverso gli investimenti effettuati unitamente al successo della campagna, creano un aumento della visibilità verso il mercato e la comunità finanziaria.

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Confidi: cosa sono e come funzionano

I Confidi sono istituti che prestano garanzie alle imprese socie facilitando l’accesso al credito.

Ex legge n. 326/2003, art. 13, sono “i consorzi con attività esterna, le società cooperative, le società consortili per azioni, a confidiresponsabilità limitata o cooperative che svolgono l’attività di garanzia collettiva dei fidi” ossia “l’utilizzazione di risorse provenienti in tutto o in parte dalle imprese consorziate o socie per la prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie volte a favorirne il finanziamento da parte delle banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario“.

Leggi qui tutto il testo

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Arbitro Bancario Finanziario (ABF): cos’è

L’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) è un organismo deputato alla risoluzione delle controversie tra i clienti, da una parte, e le banche e gli altri intermediari finanziari, compresi gli Istituti di pagamento e Poste Italiane per Bancoposta, dall’altra.

La competenza dell’ABF riguarda tutte le controversie su servizi e prodotti bancari e finanziari (mutui, conti correnti, arbitro bancario finanziariofinanziamenti, etc…). Se si tratta della richiesta di risarcimento il limite è fino a 100.000,00 euro. Non sono previsti limiti, invece, se l’oggetto è l’accertamento di diritti, obblighi e facoltà (richiesta documentazione, mancata consegna della documentazione di trasparenza, etc…).

In sintesi, il procedimento tramite l’ABF è un sistema alternativo, più semplice, rapido ed economico rispetto al ricorso al giudice. Pur essendo utile l’assistenza da parte di un consulente qualificato ed esperto, non è necessaria l’assistenza di un professionista legale in quanto il ricorso all’istituto dell’Arbitro Bancario Finanziario è un procedimento “stragiudiziale” quindi la risoluzione della controversia avviene al di fuori del procedimento giuridico ordinario.
Anche se le decisioni dell’ABF non sono vincolanti al pari della sentenza di un giudice, presentano un tasso molto elevato di adesione da parte degli intermediari. L’inadempimento alle decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario, fra l’altro, è pubblicato sul sito internet istituzionale dell’organismo.

L’Arbitro Bancario Finanziario è un organismo autonomo e imparziale nei compiti e nelle decisioni. Esso è sostenuto, esclusivamente per il suo funzionamento, dalla Banca d’Italia. 

La struttura dell’Istituto dell’Arbitro Bancario Finanziario è suddivisa in sette Collegi* che operano su base territoriale in relazione al domicilio dei clienti che promuovono l’istanza (il “domicilio” è l’indirizzo che il cliente ha dichiarato nel ricorso).

Ognuno dei Collegi è composto da 5 membri:
– il Presidente e due membri designati dalla Banca d’Italia;
– un membro designato dalle Associazioni degli intermediari;
– un membro designato dalle Associazioni che rappresentano i clienti (consumatori e imprese). 

Ciascun Collegio si avvale di una segreteria tecnica che fa capo alla Banca d’Italia. La segreteria: riceve il ricorso, raccoglie tutta la documentazione delle parti, richiede eventuali integrazioni, sottopone tutta la documentazione al Collegio. 

*In dettaglio: 
Milano –> Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto
Torino –> Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta 
Bologna –> Emilia Romagna, Toscana 
Roma –> Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, Stato estero 
Napoli –> Campania, Molise 
Bari –> Basilicata, Calabria, Puglia 
Palermo –> Sardegna, Sicilia

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Garanzia statale: il Fondo per le PMI

La Garanzia statale del credito bancario alle PMI è costituita attraverso un Fondo, istituito presso il MISE, ed interviene per garantire l’impresa (MPMI) e i professionisti di ogni settore (fatta eccezione per le attività finanziarie e a condizioni particolari per le imprese agricole ) in tutti i tipi di operazioni finanziarie (richiesta del credito alla banche) sia a breve sia a medio-lungo termine, tanto per liquidità che per investimenti.

La garanzia statale, attraverso il Fondo di garanzia per le PMI, garantisce fino ad un massimo dell’80% del finanziamento. E, comunque, l’importo massimo della garanzia concedibile per ciascuna impresa o professionista è pari ad euro 2,5 milioni. Tale plafond può essere utilizzato attraverso una o più operazioni, fino a concorrenza del tetto stabilito senza un limite al numero di operazioni effettuabili. Il limite si riferisce all’importo garantito, mentre per il finanziamento nel suo complesso non è previsto un tetto massimo.

La garanzia statale per le PMI è destinato alle imprese che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario e, sostanzialmente, va a sostituire le costose garanzie normalmente richieste per ottenere un finanziamento.

garanzia statale

La garanzia statale, attraverso un Fondo pubblico, è una agevolazione del Ministero dello sviluppo economico, finanziata anche con le risorse europee dei Programmi operativi nazionale e interregionale 2007-2013, che può essere attivata solo a fronte di finanziamenti concessi da banche, società di leasing e altri intermediari finanziari a favore di imprese e professionisti. Il rapporto fra il cliente e banca è lasciato alla contrattazione fra le parti (tasso d’interesse, condizioni di rimborso…). Tuttavia, sulla parte garantita dal Fondo non possono essere acquisite garanzie reali, assicurative o bancarie.

Il processo può essere attivato indicando che sulla richiesta di finanziamento alla banca sia acquisita la garanzia del Fondo di garanzia per le PMI. E’ la banca che, successivamente, può inoltrare la richiesta al fondo.

Per ottenere la garanzia statale l’impresa e il professionista devono essere valutati in grado di rimborsare il finanziamento garantito. Devono perciò essere considerati economicamente e finanziariamente sani sulla base di appositi modelli di valutazione che utilizzano i dati di bilancio (o delle dichiarazioni fiscali) degli ultimi due esercizi. Le start up sono invece valutate sulla base di piani previsionali.

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Carta di credito: cos’è e come funziona

La carta di credito assolve a due funzioni fondamentali all’interno del sistema economico moderno: è una carta di pagamento “materiale” che consente di pagare nei negozi attraverso i POS degli esercenti abilitati e può essere utilizzata per prelevare contanti presso gli sportelli bancomat. Dall’altro lato è uno strumento di pagamento elettronico (per gli acquisti online, ad esempio) ed in questo caso costituisce una forma di denaro elettronico.

Un ulteriore vantaggio rappresentato dalla carta di credito è la possibilità di utilizzare somme anche se in quel momento non carta di creditosono a disposizione del titolare della carta. La carta di credito, infatti, rappresenta una forma di finanziamento cui si può ricorrere in maniera immediata. Attraverso la carta di credito infatti, l’ente emittente (una banca o un Istituto finanziario abilitato) anticipa la somme che il proprio cliente intende utilizzare. Il plafond, il massimo importo a disposizione del cliente, è quantificato dall’ente emittente la carta di credito sulla base della affidabilità del cliente stesso.

In quanto forma, seppur particolare, di finanziamento prevede delle condizioni di rimborso che sono sostanzialmente due:

Un’unica soluzione, cd “a saldo”.
Viene rimborsata ad interessi zero alla data e con la cadenza stabilita.

Con rateizzazione.
in questo caso si configura un vero e proprio finanziamento in quanto è stabilito un TAEG annuo, che in media varia dal 20 al 25%. In casi di utilizzo come carta di credito, il cliente non può eccedere una certa somma detta fido. In caso contrario, la banca può revocare la rateazione e chiedere la restituzione della somma in alcune settimane, applicando, oltre agli interessi, una commissione di massimo scoperto per la somma eccedente il fido.

Fra gli altri vantaggi e motivi che spingono all’uso della carta di credito vi è il fattore intrinseco di maggior sicurezza e la praticità rappresentata dalla riduzione del volume di contante che si dovrebbe portare con sé oltre alla possibilità di accedere all’utilizzo di somme di cui nel momento non si ha la disponibilità.

Sulla carta sono riportati le generalità del titolare, il numero della carta e la sua scadenza. Il titolare è tenuto a porre la propria firma nello spazio predisposto.

Oltre a questa macrodistinzione, le carta di credito si differenziano per la loro tipologia. A questo link i dettagli.

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Mancati pagamenti: il fondo per il credito alle imprese

Con la finanziaria 2016 è stato istituito presso il MISE il Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti che è gestito con una dotazione di 30 mln di euro l’anno per il triennio 2016-2018. La Circolare direttoriale del 22 dicembre 2016 disciplina i termini e le modalità delle operazioni.

Il Fondo è gestito dal MISE con l’affiancamento di Invitalia e prevede finanziamenti a tasso zero con un ammortamento non mancati pagamentiinferiore a tre anni e non superiore a dieci, comprensivi di preammortamento massimo di due anni. Ha le caratteristiche di credito privilegiato.

Lo scopo del Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti è “sostenere le piccole e medie imprese che entrano in crisi a causa della mancata corresponsione di denaro da parte di altre aziende debitrici”. Tramite tale misura, dunque, si potrà ripristinare la liquidità delle PMI beneficiarie.

L’importo massimo concedibile è pari ad € 500.000,00, non può essere superiore al totale dei crediti vantati dalla PMI e non pagati alla data di presentazione della domanda. In ogni caso, sarà commisurato alla capacità di rimborso della PMI richiedente e nei massimali «de minimis» applicabili a seconda del settore di appartenenza. Il 10% delle risorse complessive è destinato esclusivamente alle imprese in possesso del rating di legalità.

Sono destinatarie del Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti della misura le PMI che siano
regolarmente costituite e iscritte nel registro imprese 
nel pieno e libero esercizio dei propri diritti
non siano in stato di scioglimento o liquidazione
non siano sottoposte a procedure concorsuali per insolvenza o ad accordi stragiudiziali o piani asseverati o ad accordi di ristrutturazione dei debiti

Le imprese beneficiarie, inoltre, per accedere al Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti devono presentare una potenziale crisi di liquidità per mancati pagamenti da parte di imprese debitrici imputate come indicato sopra.
Inoltre, come aggiornato con la Circolare direttoriale 20 luglio 2017, n. 3203, le imprese richiedenti devono risultare parti offese in un procedimento penale a carico delle imprese debitrici denunciate, che sia in corso – nei diversi gradi di giudizio – alla data di presentazione della domanda di finanziamento agevolato al Ministero.

Le aziende debitrici dovranno essere imputate dei delitti di 
estorsione 
truffa 
insolvenza fraudolenta 
false comunicazioni sociali

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